Ebbene sì: dopo venti serate dedicate all’Oltrepò Pavese,
OltreLaStoria ha deciso per il ventunesimo appuntamento di scollinare e andare fuori zona, anzi fuori regione. In realtà, si è trattato di un’escursione piuttosto breve e pure abbastanza coerente dal punto di vista territoriale, dato che ci siamo spostati appena al di là del confine con il Piemonte, nelle colline dell’alessandrino, dove nasce il
Dolcetto di Ovada. La sollecitazione è venuta dall'amico
Giuliano Boni di
Vinidea, e questo ci ha permesso di andare a conoscere più da vicino una denominazione inevitabilmente schiacciata dalla notorietà di tanti altri vini rossi piemontesi, e dello stesso Dolcetto prodotto in zone più note come le Langhe.

I vini prodotti nell’ovadese da uva dolcetto rientrano in due denominazioni: la
DOC Dolcetto di Ovada, istituita nel 1972, e la
DOCG Dolcetto di Ovada Superiore (o Ovada), ottenuta nel 2008 e riservata ai vini con invecchiamento minimo di 30 mesi e rese di produzione più basse. La nascita della DOCG segna la volontà di una parte delle aziende ovadesi di rovesciare agli occhi del pubblico l’immagine di “
vinelli di pronta beva, non svettanti, spesso raso terra, fatte poche eccezioni”, e affermare invece le peculiari qualità enoiche del
Dolcetto di Ovada (se lavorato con la dovuta cura) e la sua vocazione all’invecchiamento. Questa dunque la (complicata) missione del
Consorzio dell'Ovada DOCG: far diventare un punto di riferimento dell’enologia piemontese un vino attualmente considerato nelle sue migliori espressioni un
outsider. E anche noi di
OltreLaStoria contribuiamo volentieri all’impresa, ospitando al Prato Gaio l'azienda
La Vigna dei Caccia con il suo
Le Olive e l'azienda
Rossi Contini con il
Vigneto Ninan, protagonista della nostra verticale.
La serata inizia dal
cru Le Olive, ora di proprietà dell’azienda
La Vigna dei Caccia,
ma celebre in passato per essere stato coltivato da quel personaggio poliedrico e straordinario, caro a
Luigi Veronelli e
Mario Soldati, che fu
Pino Ratto, farmacista, jazzista e vignaiolo protagonista sulla scena ovadese per oltre trent’anni.
Questo Dolcetto - alla sua seconda vendemmia - ora è un po’ rustico, sincero, tra l’altro proveniente da un’annata non certo felice, ma Pietro Caccia Dominioni, che ha recuperato lo storico vigneto, ha l’entusiasmo giusto - e il supporto di Annalysa Rossi Contini – per ridargli il lustro che merita.
La storia di
Annalysa Rossi Contini inizia invece nel 1989 con l'acquisto della vigna Ninan sulla collina di San Lorenzo a Ovada, unanimemente considerata uno dei migliori
cru della zona. Da subito, l'azienda
Rossi Contini, gestita da Annalysa insieme al marito
Fabio, ha scommesso sulla vocazione all'invecchiamento dell'Ovada DOCG: scommessa consapevole, e vinta, come hanno poi testimoniato le numerose verticali di Vigneto Ninan che si sono tenute negli anni.
Scopriamo anche noi, dunque, il Ninan, che nasce da una vigna di oltre 40 anni, su terra marnosa con esposizione sud e riposa per un minimo di 18 mesi in botti di rovere da 25 ettolitri per poi affinarsi almeno altri 12 mesi in bottiglia. Il Vigneto Ninan 2011 si apre lentamente e si rivela pastoso, profondo, profumato di cacao, frutti di bosco, liquirizia. Una bella sfida per il salame di testa e la focaccia di ciccioli serviti come antipasto. Nella degustazione in azienda avevamo assaggiato anche l’annata 2012, ma ci era sembrata ancora troppo giovane e ruvida, a dimostrazione del fatto che questo Dolcetto è un vino dalla lenta e lunga evoluzione.
Il Vigneto Ninan 2010 ha ancora tannini esuberanti, pur di fine grana, è molto profumato di visciola e amarena, è vibrante, teso, minerale; c’è la parentela con il precedente ma c’è anche la differenza fra le due vendemmie. Su questo vino più fresco e spigoloso abbiamo azzardato un abbinamento con crema di piselli al profumo di basilico con crostini di pane al burro e freguglie di aringa affumicata che abbiamo trovato soddisfacente.
Salto netto di annata col Vigneto Ninan 2007: sorprendentemente fragrante a quasi dieci anni dalla vendemmia, ha colore più chiaro, la mineralità spiccata data dai terreni bianchi, le spezie, la marasca, la violetta, una complessità ampia e matura e sensazioni quasi piccanti. Un vino che quasi prevarica il risotto con ragù di coniglio preparato da Daniela Calvi con la consueta maestria.
Ancora indietro nel tempo ed ecco il Vigneto Ninan 2003, annata calda, vino evoluto, frutto maturo, una lieve nota di ossidazione che non disturba più di tanto visto il nerbo inaspettato che sostiene l’intelaiatura; alcol, struttura, un Dolcetto certo anomalo ma molto interessante, degno compagno della lepre in dolceforte che conclude la parte godereccio-didattica della serata. Il guazzetto di fragole con gelato e scaglie di cioccolato è un vizio supplementare per i fortunati convenuti.
Francesco Beghi