sabato 7 giugno 2014

La Barbera Roncolongo
dell'azienda agricola Bisi:
appunti dalla serata del 28/03/2014

Febbraio 2001. L’allora quarantenne Francesco Beghi si reca al Prato Gaio in occasione di un compleanno. Gli viene consigliato dal titolare Giorgio Liberti un vino che non ha mai incontrato prima. Si tratta della Barbera Roncolongo 1998 dell’Azienda Agricola Bisi di San Damiano al Colle, al confine con il Piacentino. È amore a prima vista.

Marzo 2014. Ne sono passati di anni, e di vendemmie. Ed eccoci qui, di nuovo al Prato Gaio, di nuovo con il Roncolongo. Di nuovo con il 1998, che nel frattempo si è evoluto in cantina 13 anni, mentre i suoi successori prendevano vita assieme alla consapevolezza di Claudio Bisi, titolare dell'azienda. La consapevolezza di avere tra le mani un vino per certi versi unico, diverso ogni vendemmia eppure sempre legato da un filo conduttore che lo rende immediatamente riconoscibile.

Proprio per questo motivo, la scelta delle quattro annate da presentare nella serata di OltreLaStoria non è stata facile. Scontata la presenza del 1998 - un applauso a quei produttori capaci di serbare le vecchie annate - e del 2009, ovvero l'annata attualmente in commercio, c’era tutto un mondo da scoprire in mezzo. Dopo la memorabile verticale completa fatta con Claudio due anni fa in azienda e quella con Claudio e Roger in vista della serata, dopo un lungo ballottaggio tra 2007 e 2005 optiamo per quest’ultimo nonché per l’anomala annata 2002 - anomala spiegheremo in seguito perché.

Claudio Bisi è un tipo schivo - lo scriviamo una volta sola perché è talmente schivo da non volere neppure che si scriva di lui che è schivo. La cosa assurda, però, è che questo suo vino sia appena sfiorato dall’informazione vinicola: se ne trova traccia a fatica su Internet, e non sempre qualche presunto solone del settore ne parla come meriterebbe. Sicché siamo ben contenti di riempire una volta ancora il ristorante con la promessa del Roncolongo e di un menu particolarmente succulento.

Oltre a Danilo Gatti di World Wine Passion, ci fa piacere ospitare per la prima volta a OltreLaStoria Matteo Marenghi, giornalista ed ex direttore del Consorzio Tutela Vini dell'Oltrepò Pavese, e diversi rappresentanti dell'associazione Enocuriosi, guidati da Enrico Crespi dell'enoteca I Crespi di Pavia.

E - a testimonianza della stima di cui Claudio gode fra i colleghi - sono presenti anche diversi produttori della regione: dal giovane Stefano Calatroni a Sandro Torti, a Marzia Cordini (grande amica di OltreLaStoria) e Maria Teresa Quaquarini.

Inizia la serata: presentazione emozionale da parte mia e rigorosa da parte di Claudio, asciutto nel corpo e nello spirito. Il Roncolongo nasce da un vigneto posto ad un'altitudine di 180 metri su terreni calcarei. L'inerbimento è spontaneo, le rese sono basse, la raccolta delle uve, che avviene nel momento della piena maturazione polifenolica degli acini, è effettuata manualmente in cassetta. Le uve raccolte sono scrupolosamente selezionate a mano sul tavolo di cernita in azienda. Il mosto resta anche 30 giorni sulle bucce e la fermentazione è ottenuta tramite lieviti indigeni. Il vino non subisce alcuna filtrazione o chiarifica e si affina successivamente in barrique nuove di quercia francese per 15-18 mesi ai quali seguono altri 12 mesi di affinamento in bottiglia.

Terminate le doverose precisazioni tecniche, si parte! Il cotechino con sformato di Parmigiano Reggiano fa venire l’acquolina in bocca e così il Roncolongo 2009, giovane ed esuberante, dal colore impenetrabile, ricco nella materia fruttata, profumato e netto con la sciabolata acida tipica della Barbera, lungo e promettente nella prospettiva dell’invecchiamento. Caratteristica peculiare, sulla quale concordano tutti, è che non sembra un vino che trascorre molti mesi in barrique nuove; quel sentore di vaniglia che rende tanti, troppi vini quasi caricaturali e tutti uguali fra loro, qui è appena accennato in sottofondo.

Nel frattempo si versa nei bicchieri il Roncolongo 2005. Per il primo piatto, il risotto con ragù di anatra, occorre aspettare un po’, e ciò è bene: dà modo al vino di aprirsi nel bicchiere e a tutti noi di seguirne la complessa evoluzione aromatica. Inizialmente un po’ chiuso, escono poi le note balsamiche, le spezie, il frutto del vitigno che inizialmente pare un po’ come sedato, la liquirizia, la caramella al rabarbaro, quella quadrata piatta dei nonni, e poi la potenza in bocca che non penalizza l’eleganza, con un rigore varietale e un finale lunghissimo. Un vinone, certo, ma aggraziato, che tende inevitabilmente a sovrastare la delicatezza del piatto.

Veniamo dunque all’anomalia: il Roncolongo 2002. Che non è un Roncolongo, a dispetto di quanto riportato sul tappo. Perché in quella piovosissima annata Claudio, non soddisfatto fino in fondo di quanto finito in bottiglia, decise di declassare il vino e non commercializzarlo come Roncolongo. Col passare degli anni, però, quelle poche bottiglie rimaste in cantina - mentre la massa era andata ad arricchire la Barbera Pezzabianca (cioè la Barbera base dell'azienda), hanno preteso di riacquistare una propria dignità.

E in questa circostanza capitavano proprio a fagiolo, visto che il menu contemplava un piatto intermedio - il surbir di ravioli - prima del gran finale. Ed eccolo, dunque, questo vino reietto, un “piccolo” Roncolongo, certo non ampio e ricco come quelli delle annate migliori, tuttavia riconoscibile, preciso, varietale, con accenti di frutta e floreali (viola), un po’ monolitico inevitabilmente, comunque una Barbera più che gradevole a undici anni dalla vendemmia.

Il gran finale: cinghiale stufato con polenta e quel Roncolongo 1998. Che risponde sempre “presente!”, ogni volta che lo si assaggia - chissà ancora per quanto tempo. Evoluto, maturo, ma sempre lui, affascinante, con il frutto che si fa confettura e i sentori terziari che prendono il sopravvento, la liquirizia, l’inchiostro, il rabarbaro, il colore che non cede, la profondità, le note quasi di idrocarburo. Inutile sottolineare il perfetto sposalizio con il piatto.

Infine, Claudio riserva un’altra sorpresa per gli ospiti: la sua Malvasia Passita Villa Marone 2010 offerta come extra ad accompagnare la zuppetta di ananas profumata allo zenzero.

Un ringraziamento particolare all’amico Danilo Gatti che, stante le mie imperfette condizioni fisiche per influenza, ha cortesemente acconsentito a condurre la degustazione in mia vece.

Francesco Beghi

Ringraziamo Mauro Rossini per le fotografie

lunedì 5 maggio 2014

Il Pinot Nero Poggio Pelato
della Tenuta Il Bosco:
appunti dalla serata del 28/02/2014

Il 2014 di OltreLaStoria si apre con il Pinot Nero. Quasi doveroso, in una zona come l’Oltrepò che ne vanta tremila ettari vitati. Ospite d’onore la Tenuta Il Bosco di Zenevredo, avamposto oltrepadano della famiglia Zonin, e il suo Poggio Pelato.

La genesi del vino merita di essere raccontata: 25 anni fa, individuato il vigneto più adatto alla messa in dimora del nobile vitigno, furono piantati tutti i cloni di pinot nero reperibili sul mercato, così da poter valutare nel corso degli anni quali di questi avrebbero dato i migliori risultati in quello specifico contesto pedoclimatico. Dopo 10 anni di vinificazioni, prove, degustazioni, confronti, l’intero vigneto (di circa 7 ettari), fu completamente estirpato a soli 12 anni dall’impianto e reimpiantato con i cloni che avevano dimostrato di dare i risultati migliori. Questo per sottolineare l’approccio “scientifico” della famiglia Zonin a un territorio che non conosceva.

Naturalmente, per una serata come la nostra non ci siamo limitati a scegliere le annate successive al reimpianto; così, accanto al 2011 - attualmente in commercio - e al 2009, abbiamo scelto, d’accordo col direttore Piernicola Olmo, di fare un salto indietro nel tempo e nella storia, andando a pescare il 2000 (con una sua peculiarità che andremo a spiegare in seguito) e il 1998, vini cioè tratti ancora dal vigneto primevo, quello piantato con tutti i cloni. Anche gli abbinamenti, per questa volta, li abbiamo studiati a tavolino, come si suol dire; in questo caso il tavolino era uno di quelli rotondi del Prato Gaio, e i commensali il sottoscritto, Piernicola Olmo, il giovane enologo livornese della Tenuta Cristiano Trambusti, Giorgio Liberti e un inatteso Roger Marchi, sbucato dalle nebbie per uno dei suoi soliti coup de théâtre.

La serata inizia stappando alcune magnum di Cruasé Oltrenero Brut, che accolgono amici come Filippo Zaffarana dell'AIS di Pavia, grande innamorato del Pinot Nero o Emanuele Bottiroli, direttore del Consorzio Tutela Vini dell'Oltrepò Pavese, e una sfilza di giornalisti e blogger convocati dalla brava Giovanna Lazzari, la responsabile comunicazione di casa Zonin dagli occhi dardeggianti. In un OltreLaStoria mai così social, abbiamo avuto il piacere di ospitare Cristina Viggè di Italian Gourmet, Laura Miedico di Italia a Tavola, Sara Miletti del blog L’AppetitoVienLeggendo, Nicolo Augelli di Hagakure e Riccardo Pastore dell'omonimo blog.

Dopo l’aperitivo in piedi, è il momento di accomodarsi ai tavoli. Giorgio esibisce la superba pancetta arrotolata di 15,5 kg stagionata a partire dal dicembre 2009, che andrà a sposarsi col primo vino della serata. Il Poggio Pelato 2011 è espressione di un'annata molto calda, con temperature che superarono anche i 35 gradi nel mese di agosto. Nonostante le condizioni climatiche non favorevoli, il vino presenta note fresche di lamponi e fragola, che nel corso della serata lasceranno piacevolmente spazio a sensazioni di liquirizia, tabacco e note tostate. L'annata calda si può percepire invece all'assaggio, con una struttura notevole che copre tutto il palato e una bella rotondità finale. In bocca il Poggio Pelato 2011 mostra anche la sua spigolosità giovanile: tannini di bella grana, fini e setosi, ma ancora abbondanti. Un vino in divenire, e non potrebbe essere diversamente.

Ben diverso il discorso sul Poggio Pelato 2009, che risulterà il vino più equilibrato della serata. Due anni in più di permanenza in bottiglia ne hanno smussato gli ardori e nel bicchiere troviamo dunque un Pinot Nero maturo, consapevole, armonico, di gran piacevolezza, con un bell’equilibrio tra la materia fruttata e le spezie nonché un bel finale persistente. Come nel 2011, il tannino risulta ancora reattivo, segno di uno stile che si ritrova nelle diverse annate. Un vino con ampie potenzialità di evoluzione, che ben si sposa alla passatina di ceci con ciccioli croccanti e baccalà.

A questo punto, il salto spazio-temporale. Mentre Daniela Calvi prepara con la consueta maestria il risotto con ragù di gallina, nei calici vengono versate le magnum di Poggio Pelato 2000. Il quale non solo giunge, come detto, dal vigneto piantato inizialmente, ma venne vinificato, come esperimento, con la tecnica della vendange entière.

Questa tecnica - ci spiega Piernicola Olmo – consiste nel vinificare il grappolo intero, raspi inclusi. Utilizzata da alcuni viticoltori in certe zone della Borgogna come Volnay e Vosne, è una pratica che richiede una maturazione più lunga dell’uva, per evitare che i raspi cedano tannini troppo verdi e sgraziati. Secondo chi ne fa uso, la vendange entière consente una fermentazione più regolare nonché un potere antiossidante maggiore (e quindi un minor uso di solfiti).

Al di là dei tecnicismi, di sicuro all’assaggio il vino sorprende. Può piacere o non piacere, ma di certo non passa inosservato. Non mancano polpa, struttura, acidità e – nonostante i 14 anni - tannini; il rovescio della medaglia è che si stenta a riconoscerlo come un Pinot Nero.

Il gran piatto finale, la faraona disossata ripiena, si accompagna col Poggio Pelato 1998, anch'esso in formato magnum. Date le premesse, ovvero il fatto che si tratta di un vino ottenuto anche da cloni poco adatti al terroir, si può dire che se la sia cavata più che bene. L’ossidazione è appena accennata e al naso le note iniziali sono ancora quelle fresche di sottobosco (soprattutto mirtillo); poi, spazio a note vegetali e di tabacco, e a una bella nota finale di carrube. In bocca mostra grande concentrazione e un’indubbia buona forma, a dispetto dell’età.

Dopo i ringraziamenti finali e un intervento di Emanuele Bottiroli in lode della nostra iniziativa, arriva il tortino a tre strati (bavarese al caffè, ricotta con cioccolato in scaglie e savoiardo) a chiudere la serata per il godimento finale degli ospiti. E insieme al tortino arriva - nemmeno tanto a sorpresa - anche Andrea Picchioni, probabilmente il più goloso fra i produttori d'Oltrepò.

Francesco Beghi
(con la collaborazione di Matteo Bertè)

Ringraziamo Mauro Rossini per le foto

lunedì 28 aprile 2014

09 maggio 2014:
il Bricco Sturnèl
dell'azienda Bellaria
di Mairano di Casteggio

OltreLaStoria si ripresenta con una serata primaverile che riteniamo davvero stimolante. Dopo Croatina e Barbera, vitigni tradizionali dell'Oltrepò Pavese, sarà di scena un vitigno internazionale che ha dato ottima prova di sé in alcune etichette oltrepadane. Una di queste è il Bricco Sturnèl, prodotto per l'80% con uve Cabernet Sauvignon (con un saldo di Barbera), provenienti dall'omonimo vigneto casteggiano impiantato nel 1987 e curato con orgoglio da Paolo Massone, titolare dell'azienda Bellaria nonché presidente del Consorzio di Tutela Vini dell'Oltrepò Pavese.

L'azienda, condotta da alcune generazioni dalla famiglia Massone, ha inaugurato sotto la guida di Paolo una filosofia che egli stesso riassume nell'esclamazione: "Non vi è nulla di più autoctono del vigneto". Secondo Massone, dunque, la decisione di coltivare vitigni autoctoni o internazionali non dovrebbe dipendere dalle mode enoiche o dagli amori del viticoltore, ma andrebbe invece presa basandosi soprattutto sulle caratteristiche geo-morfologiche e microclimatiche del vigneto. Dopo un accurato studio dei suoi terreni, Paolo ha quindi scelto i vitigni che meglio potevano rendere nei suoi vigneti e in tre cru ha impiantato varietà internazionali: Merlot nel vigneto La Macchia, Chardonnay nella vigna Costa Soprana e Cabernet Sauvignon nel Bricco Sturnèl.

Vino anomalo, dunque, e verticale anch'essa anomala. Insieme a Francesco Beghi degusteremo infatti ben 5 annate di Bricco Sturnèl, coprendo 10 anni di storia di questo vino. Un periodo che è valso al Bricco Sturnèl non pochi attestati di stima, tra i quali spiccano i 5 grappoli 2004 dell'AIS per il Bricco Sturnèl 1999, e diverse finali per i Tre Bicchieri del Gambero Rosso. In attesa della serata, potete leggere una recensione di Tommaso Farina e una degustazione apparsa sul periodico on line L'AcquaBuona.

Ecco infine il menu e gli abbinamenti proposti da Giorgio Liberti e Daniela Calvi:

Venerdì 09 maggio 2014 - ore 20.30
Il Bricco Sturnèl di Bellaria:
verticale di 5 annate


La coppa e la pancetta di Casa Chiesa
stagionate da noi per oltre due anni
e la focaccia con i ciccioli
Bricco Sturnèl 2003

Lingua di manzo salmistrata servita tiepida con tortino di verdure
Bricco Sturnèl 2001

Risotto alla vogherese
nell’interpretazione contadina dei dì di festa dell’Alta Valle Versa
Bricco Sturnèl 1999

Agnello del Passo Carmine al forno con patate al rosmarino
Bricco Sturnèl 1997
Bricco Sturnèl 1993


Crema soffice allo yogurt con salsa al miele e crumble di frutta secca


La serata è proposta al prezzo di euro 50 tutto compreso.
I posti disponibili sono limitati e la prenotazione è obbligatoria.
Per informazioni e prenotazioni vi preghiamo di telefonare al ristorante Prato Gaio (0385.99726).

OltreLaStoria è un progetto di Matteo Berté, Francesco Beghi, Giorgio Liberti e Roger Marchi.

Roger Marchi

mercoledì 19 marzo 2014

28 marzo 2014:
la Barbera Roncolongo
dell'azienda Bisi
di San Damiano al Colle

L'appuntamento di marzo di OltreLaStoria vedrà per la prima volta di scena una Barbera in purezza, con una verticale del Roncolongo dell'azienda agricola Bisi di San Damiano al Colle, oggi diretta da Claudio Bisi e da poco entrata nell'associazione VinNatur.

L'azienda, fondata nel 1926 da Emilio Bisi, nonno di Claudio, ha dimostrato negli anni una costante crescita qualitativa. Fondamentale, da questo punto di vista, la collaborazione avviata da Claudio nel 1994 con l'enologo Leonardo Valenti, ricercatore presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Milano e profondo conoscitore della viticoltura oltrepadana.

Il Roncolongo è prodotto con uve barbera provenienti dall'omonimo vigneto ed è uscito per la prima volta nel 1998. Grazie alla cortesia di Claudio, Francesco Beghi e io abbiamo potuto degustare tutte le annate del Roncolongo in un'emozionante degustazione che ha confermato le ottime valutazioni riportate da Francesco nel corso degli anni sulla guida del Gambero Rosso e che hanno fruttato più volte al Roncolongo l'ingresso alle finali per i Tre Bicchieri. La scelta è stata quindi particolarmente sofferta: alla fine l'hanno spuntata le bottiglie del 1998, del 2002, del 2005 e del 2009 (l'annata attualmente in commercio).

Ecco dunque il menu e gli abbinamenti proposti da Giorgio Liberti e Daniela Calvi:

Venerdì 28 marzo 2014 - ore 20.30
La Barbera Roncolongo di Bisi:
verticale di 4 annate


Cotechino con sformato di Parmigiano Reggiano
Barbera Roncolongo 2009

Risotto con ragù d'anatra
Barbera Roncolongo 2005

Ravioli della tradizione in surbir
Barbera Roncolongo 2002

Cinghiale stufato
con polenta di farina gialla macinata a pietra del Mulino Bruciamonti
Barbera Roncolongo 1998

Zuppetta di ananas profumata allo zenzero
con sorbetto di arancia al profumo di melissa


La serata è proposta al prezzo di euro 50 tutto compreso.
I posti disponibili sono limitati e la prenotazione è obbligatoria.
Per informazioni e prenotazioni vi preghiamo di telefonare al ristorante Prato Gaio (0385.99726).

OltreLaStoria è un progetto di Matteo Berté, Francesco Beghi, Giorgio Liberti e Roger Marchi.

Roger Marchi

mercoledì 19 febbraio 2014

28 febbraio 2014:
il Pinot Nero Poggio Pelato
della Tenuta Il Bosco
di Zenevredo

Il primo appuntamento del 2014 di OltreLaStoria vedrà nuovamente protagonista un Pinot Nero. Dopo il Noir della Tenuta Mazzolino, il Giorgio Odero di Frecciarossa e il Pernice di Conte Vistarino, è la volta del Pinot Nero dell'Oltrepò Pavese DOC Poggio Pelato della Tenuta Il Bosco, situata a Zenevredo, nella prima fascia collinare dell'Oltrepò Pavese orientale. Acquistata nel 1987 dalla famiglia Zonin, è da allora diretta dall'enologo Piernicola Olmo, affiancato da Cristiano Trambusti e dall'agronomo Davide Bacchiega.

Il Poggio Pelato è prodotto con uve pinot nero provenienti dall'omonimo cru ed esce sul mercato solo nelle annate in cui l'andamento climatico ha pienamente assecondato la maturazione delle uve. In due post apparsi su Wine is Love, il blog di Francesco Zonin, Piernicola Olmo racconta con passione la storia del Poggio Pelato (che inizia nel 1987) e le innumerevoli difficoltà che l'enfant terrible dei vitigni pone all'enologo: alle difficoltà di coltivazione e lavorazione, infatti, si aggiunge una 'difficile' vita in bottiglia, anch'essa segnata dall'imprevedibilità. Potete leggere le note di Piernicola Olmo qui e qui.

Durante la nostra serata, che sarà condotta come di consueto da Francesco Beghi, avremo modo di coprire un arco temporale ampio nella storia del Poggio Pelato, partendo con l'annata 2011 attualmente in commercio e terminando con l'annata 1998.

Ecco dunque il menu e gli abbinamenti proposti da Giorgio Liberti e Daniela Calvi:

Venerdì 28 febbraio 2014 - ore 20.30
Il Pinot Nero Poggio Pelato della Tenuta Il Bosco:
verticale di 4 annate


Aperitivo
Cruasé DOCG Oltrenero Brut

Pancetta arrotolata di 15,5 kg da un maiale di 350 kg
stagionata da noi dal dicembre 2009
Pinot Nero DOC Poggio Pelato 2011

Passatina di ceci con ciccioli croccanti e baccalà
Pinot Nero DOC Poggio Pelato 2009

Risotto con ragù di gallina
Pinot Nero DOC Poggio Pelato 2000

Faraona disossata con ripieno tipico della Valle Versa
Pinot Nero DOC Poggio Pelato 1998

Tortino a tre strati:
bavarese al caffè, Ricotta con cioccolato in scaglie e savoiardo

La serata è proposta al prezzo di euro 50 tutto compreso.
I posti disponibili sono limitati e la prenotazione è obbligatoria.
Per informazioni e prenotazioni vi preghiamo di telefonare al ristorante Prato Gaio (0385.99726).

OltreLaStoria è un progetto di Matteo Berté, Francesco Beghi, Giorgio Liberti e Roger Marchi.

Roger Marchi

domenica 9 febbraio 2014

In attesa della
prima serata 2014
di OltreLaStoria

Cari amici di OltreLaStoria,
in attesa della prima verticale del 2014, uno sguardo ai mesi passati.

Torniamo a raccontarvi anzitutto dell'azienda Monsupello, che nel luglio 2012 ci aveva concesso il piacere e l'onore di degustare il Nature Millesimato 2002 "Carlo Boatti" VSQ, all'epoca ancora sui lieviti. Dopo la presentazione al Vinitaly 2013, dal 25 novembre scorso questo eccellente Metodo Classico è in commercio in un numero limitato di bottiglie (1280), numerate e commercializzate in astucci singoli.

Il Nature "Carlo Boatti" ha già ricevuto una segnalazione lusinghiera nell'articolo "Bollicine New Age" pubblicato sul numero di giugno 2013 del Gambero Rosso, e ha ben figurato nelle valutazioni delle guide.
Aggiungiamo qui una nota di Francesco Beghi.
"Quando un vino non è solo un insieme di sensazioni gusto-olfattive ma qualcosa di più: emozioni, ricordi, suggestioni. È il caso del Monsupello Nature "Carlo Boatti" Millesimato 2002, un unicum, un Metodo Classico d’Oltrepò Pavese prodotto in ricordo di un uomo che ha fatto la storia di questo territorio. Un vino che abbiamo avuto la fortuna di assaggiare in anteprima, sboccato à la volée, ancora sui lieviti, dopo dieci anni di riposo in cantina, e poi successivamente, dopo la sboccatura, più volte, trovando quell’intrigante, piccola differenza da bottiglia a bottiglia che caratterizza, in questo caso, i grandi, perché non viene meno il filo conduttore che le unisce l’una all’altra. La cuvée, come sempre, prevede il 90% di pinot nero e il 10% di chardonnay. Non è certo un 5% di chardonnay passato in legno, a differenza della cuvée del Nature non millesimato, a fare la differenza. La differenza la fanno quei dieci anni trascorsi sui lieviti, con una nota ossidativa che inebria, leggera e intrigante. Champagne. Sì. È banale, ma il confronto è inevitabile. Solo sulle rive della Marna gli artisti francesi riescono a gestire con magistrale equilibrio quella famosa - qualcuno direbbe famigerata - nota ossidativa, mantenendola per anni in sublime equilibrio sul filo senza farla decadere nell’ossidazione greve e pesante che sa di vecchio, passato, andato. E in questa Riserva la ritroviamo così, integra, emozionante, sfuggente, con il fascino femmineo di una fanciulla che si mostra per un istante ma non si lascia conquistare facilmente. E seguendo questa nota incontriamo la vena minerale che traccia il solco della degustazione, laddove il frutto e il fiore cedono consapevolmente il passo all’evoluzione e la finissima bolla introduce l’assaggio di una materia ricca, ampia, coinvolgente. La sciabolata dell’acidità che non ti aspetti duella con la maturità, l’emozione ti avvolge e quando il liquido dorato lascia la bocca sembra rimasto ancora lì, agganciato alle papille, a ricordarti la grandezza di Carletto e della sua terra."

Dal Metodo Classico passiamo al Buttafuoco. Le ultime due serate del 2013 ci hanno regalato belle emozioni grazie alle prove notevoli dei Buttafuoco della Valle Solinga. Oltre ai post del nostro Francesco Beghi (uno dei quali apparso anche sul Gambero Rosso on line), potete leggere altri due articoli dedicati al Buttafuoco Storico di Giulio Fiamberti, uno apparso sul blog Appunti di Degustazione e l'altro pubblicato su World Wine Passion. Ringraziamo Gabriele Scalici e Danilo Gatti per i loro appassionati e competenti racconti.

Infine, vi invitiamo a leggere su L'AcquaBuona il bel racconto della visita di Fernando Pardini alla cantina di Andrea Picchioni, conclusasi poi al Prato Gaio con la verticale del Buttafuoco Bricco Riva Bianca.

Roger Marchi e Francesco Beghi