mercoledì 26 giugno 2013

Il Pinot Nero Pernice
di Conte Vistarino:
appunti dalla serata del 10/05/2013

Quinta serata di OltreLaStoria, e secondo appuntamento con il Pinot Nero vinificato in rosso. Questa volta è protagonista il Pernice, cru della Valle Scuropasso di proprietà dei Conti Vistarino, già segnalato nel 1961 da Luigi Veronelli come luogo d’eccellenza per la produzione di Pinot Nero nel suo mai abbastanza lodato (e mai abbastanza seguito) “I vini d’Italia”.

Sarebbe stato bello vedere seduto ai tavoli qualche altro produttore di Pinot Nero oltrepadano per discutere, confrontarsi, parlare di questo vitigno così variegato e in mille accezioni declinabile. Sarebbe stato bello. Appunto. In compenso, registriamo la presenza di appassionati che arrivano da fuori provincia e quella di amici wine lover come Danilo Gatti di World Wine Passion, Francesco Cannizzaro e Gabriele Scalici di Appunti di Degustazione e Mirella Vilardi, redattrice del bimestrale Oltre e autrice anche del blog Notte di Festa.

Via, si parte con la serata, introdotta dai lampeggianti occhi azzurri di Ottavia Giorgi di Vistarino, la Don Quixote della Valle Scuropasso. Citando il recente libro di Luciano Maffi "Natura docens. Vignaioli e sviluppo economico dell'Oltrepò Pavese nel XIX secolo", Ottavia ci ricorda che fu il conte Augusto Giorgi di Vistarino a importare dalla Francia attorno al 1860 le prime barbatelle di pinot nero in Valle Scuropasso e a trarne un "rosso da pasto", anziché utilizzare le uve per basi spumante. La storia moderna del Pernice, però, inizia nel 1997 sotto la guida enologica di Giancarlo Scaglione prima e di Giacomo Barbero e Alberto Musatti successivamente.

Nel 2003 l'azienda decide di produrre il Pernice esclusivamente con le uve dell’omonima vigna, posta nei pressi di Cascina Pernice (a un’altitudine compresa tra i 250 e i 300 metri circa) su un terreno limoso-argilloso con esposizione sud. Alberto Roveda, responsabile commerciale dell'azienda, ricorda brevemente le note tecniche del vino: breve macerazione a 10 °C per ventiquattro ore, inizio fermentazione a 20 °C con innalzamento progressivo della temperatura per sette giorni con due rimontaggi al giorno, svinatura, travaso e fermentazione malolattica in piccoli carati di legno francese di media tostatura con un bâtonnage a settimana e affinamento in barrique per otto mesi.

Si comincia con il Pernice 2010, giovanissimo e non ancora in commercio, come testimonia il tannino esuberante di bella grana. Non mancano i profumi, dalla violetta ai frutti di bosco, con mora e mirtillo a irrobustire il nerbo acido. Tempo al tempo, la struttura c’è, l’eleganza pure, qualche anno di bottiglia e verrà fuori un gran bel Pinot Nero. Il salame di testa proposto da Giorgio Liberti è l’ideale per stemperarne gli ardori adolescenziali.

Il Pernice 2009 che segue non si discosta troppo dal precedente. Il colore è sempre granato di una certa intensità, come si conviene ai Pinot Nero oltrepadani che, vuoi per il clima vuoi per la composizione del terreno, tendono a essere di colore decisamente più marcato rispetto ai confratelli provenienti da latitudini più elevate. Spezie, frutti di bosco, eleganza, finezza, il corredo del Pinot Nero è quello da manuale. Il tannino si fa parecchio sentire, del resto si tratta di un vino ancora un po’ acerbo, molto profondo nel finale. Mi vien da dire che questo vino deve ancora decidere cosa vuol diventare da grande. Perfetto l’abbinamento con le animelle di vitello croccanti accompagnate da salsa di funghi champignon, un piccolo capolavoro di Daniela Calvi, ispirato a una delle "ricette immorali" di Manuel Vázquez Montalbán.

Con gli agnolotti di stufato al burro d’alpeggio e granone lodigiano di 24 mesi viene servito il Pernice 2006. Nella degustazione tenuta in azienda insieme a Ottavia, Giacomo Barbero e Alberto Musatti per scegliere le annate della serata lo avevamo individuato come il più compiuto e maturo. E in effetti è proprio così: bellissimo il colore, con il granato che inizia a venarsi di tenui note aranciate, mentre il bouquet è ampio, complesso, frutti di bosco e spezie, tonalità balsamiche e liquirizia, caffè ed erbe aromatiche. In bocca il tannino è arrotondato, levigato, e il vino si insinua intrigante, armonico, lungo e profondo. Ah, il Pinot Nero! I commensali ragionano e si guardano soddisfatti.

Tocca ora all’agnello del Passo Carmine al forno con patate al rosmarino. Il Pernice 2003 è una scommessa: l’annata torrida non è stata certo l’ideale per un’uva femminina che ama più gli sbalzi di temperature e il fresco come le uve bianche, ma è proprio in queste circostanze estreme che emerge il carattere del cru. I francesi l’hanno capito centinaia di anni fa, dai e dai ci stiamo arrivando anche noi. Infatti, due sono le caratteristiche che colpiscono di più: la coerenza aromatica con le tre annate degustate in precedenza e l'acidità, che hanno mantenuto vivo questo vino senza stravolgerne le caratteristiche, a parte qualche inevitabile - ma non pesante - accenno di frutta sovramatura. Il resto della serata, come di consueto, è chiacchiera tra gli ospiti sorbendo la zuppetta di ananas profumata allo zenzero.

Francesco Beghi

Ringraziamo Mauro Rossini e Ottavia Giorgi di Vistarino per le fotografie.

mercoledì 29 maggio 2013

7 giugno 2013:
il Pinot Nero Noir
della Tenuta Mazzolino
di Corvino San Quirico

La sesta serata di OltreLaStoria sarà nuovamente dedicata al Pinot Nero. Protagonista della nostra verticale sarà uno dei pochi vini oltrepadani che godono di una meritata fama nazionale e internazionale: il Pinot Nero Noir della Tenuta Mazzolino di Corvino San Quirico.

La storia del Noir ha un fascinoso respiro cosmopolita, grazie ai suoi protagonisti: anzitutto Enrico Braggiotti, fondatore dell'azienda, nato in Turchia da antica famiglia veneziana. Nel 1980, cercando un buen retiro in campagna per la sua numerosa famiglia e per dedicarsi alla passione per il vino, Braggiotti decide di aprire la Tenuta Mazzolino, recuperando un antico borgo dell'Ottocento a Corvino San Quirico. Il secondo protagonista è il grande (e compianto) produttore piemontese Giacomo Bologna, che sollecita Braggiotti a osare: "Vinifica il pinot nero in rosso!", gli dice. Ed è sempre Bologna a indicare nell'enologo Giancarlo Scaglione la guida tecnica più indicata per perseguire l'ambizioso progetto di un grande Pinot Nero oltrepadano. Nel 1985 viene così prodotta la prima bottiglia di Noir. Dal 1999 i protagonisti cambiano: dalla Borgogna arrivano infatti l'esperto enologo greco di nascita, ma borgognone di adozione Kyriakos Kynigopoulos e il giovane e talentuoso Jean-François Coquard, fresco di laurea all'Università di Borgogna. Oggi la squadra che continua ad assicurare la qualità e il successo del Noir (ricordiamo i quattro Tre Bicchieri del Gambero Rosso per le annate 2006, 2007, 2008 e 2009) è formata da Sandra Braggiotti, titolare di Tenuta Mazzolino, da Coquard in veste di enologo e direttore, da Kynigopoulos in veste di consulente, e dall'agronomo oltrepadano Claudio Giorgi. Aggiungiamo anche che nel 2002 venne prodotta un'edizione speciale del Noir con un'etichetta disegnata dal grande artista belga Jean Michel Folon.

La nostra verticale di Noir comprenderà come di consueto quattro annate, che sono state selezionate da Francesco Beghi insieme a Jean François Coquard e Claudio Giorgi: dal 2008 arriveremo fino al 1995, passando per il 2003 e il 2000.

Tra i numerosi articoli on line dedicati al Noir della Tenuta Mazzolino, potete leggere le note di degustazione di una verticale di Franco Ziliani, una recensione di Roger Sesto su Civiltà del Bere o gli articoli di Federico Malgarini su The Old Now Magazine e Augusto Gentilli sul Ghiottone Pavese.

Venerdì 7 giugno 2013
Il Pinot Nero Noir della Tenuta Mazzolino:
verticale di 4 annate


Ecco il menu proposto da Giorgio Liberti e Daniela Calvi:

Aperitivo di benvenuto con magnum di Cruasé Mazzolino

Animelle di vitello croccanti in salsa di funghi champignon
Pinot Nero Oltrepò Pavese DOC Noir 2008

Gnocchi di patate di montagna
al Gorgonzola naturale stagionato nel mosto di Moscato di Volpara
e salsa di rape rosse
(omaggio a Enrico Bartolini)
Pinot Nero Oltrepò Pavese DOC Noir 2003

Arrosto morbido di coniglio di cascina con patate al forno
Pinot Nero Oltrepò Pavese DOC Noir 2000

Anatra arrosto con ripieno tipico della Valle Versa
Pinot Nero Oltrepò Pavese DOC Noir 1995

Zuppetta di amarene con gelato al fiordilatte

La serata è proposta al prezzo di euro 50 (tutto compreso).
I posti disponibili sono limitati e la prenotazione è obbligatoria.
Per informazioni e prenotazioni vi preghiamo di telefonare al ristorante Prato Gaio (0385.99726).

OltreLaStoria è un progetto di Matteo Berté, Francesco Beghi, Giorgio Liberti e Roger Marchi.

Roger Marchi

giovedì 2 maggio 2013

10 maggio 2013:
il Pinot Nero Pernice
dell'azienda Conte Vistarino
di Rocca de' Giorgi

Nuova serata di OltreLaStoria dedicata al Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese. Dopo il Giorgio Odero di Frecciarossa, è la volta del Pernice di Conte Vistarino, azienda che ha svolto un ruolo fondamentale nella storia del pinot nero in Oltrepò Pavese. Come si legge anche nel recente libro di Luciano Maffi "Natura docens. Vignaioli e sviluppo economico dell'Oltrepò Pavese nel XIX secolo", fu infatti il conte Augusto Giorgi di Vistarino a importare dalla Francia attorno al 1860 le prime barbatelle di pinot nero in Valle Scuropasso. A tenere alta la bandiera di questa tradizione è da alcuni anni la giovane e determinata Ottavia Giorgi di Vistarino, che sarà presente alla serata.

Il Pernice inizia la sua storia nel 1997 sotto la guida enologica di Giancarlo Scaglione, che passerà in seguito a Giacomo Barbero e Alberto Musatti. Nel 2003 l'azienda decide di produrre il Pernice esclusivamente con le uve dell’omonima vigna, anche sulla scorta di una celebre zonazione fatta da Luigi Veronelli, che nel suo libro “I vini d’Italia” (1961) definì “eccellente” il Pinot Nero della località Cascina Pernice.

Durante la serata, che sarà condotta come di consueto da Francesco Beghi, ripercorreremo gli anni 2000 del Pernice con una verticale di quattro annate, fra le quali l’annata 2006 premiata dal Gambero Rosso con i Tre Bicchieri e l'annata 2010, che sarà presentata in anteprima.

In attesa della serata, potete leggere due articoli sul Pernice 2006: le note di degustazione di Mauro Remondino sul blog "My Slow Burning Life" e di Dimitri Domenichella sul blog "Il Vino e Oltre".

Venerdì 10 maggio 2013
Il Pinot Nero Pernice di Conte Vistarino:
verticale di 4 annate


Ecco il menu proposto da Giorgio Liberti e Daniela Calvi:

Stuzzichino
Pinot Nero Oltrepò Pavese DOC Pernice 2010

Animelle di vitello croccanti in salsa di funghi champignon
Pinot Nero Oltrepò Pavese DOC Pernice 2009

Agnolotti tradizionali di stufato
al burro d’alpeggio e Granone Lodigiano stagionato 24 mesi
selezionati da Marco Vaghi
Pinot Nero Oltrepò Pavese DOC Pernice 2006

Agnello del Passo Carmine al forno con patate al rosmarino
Pinot Nero Oltrepò Pavese DOC Pernice 2003

Zuppetta di ananas profumata allo zenzero con sorbetto all’arancia e melissa

La serata è proposta al prezzo di euro 50 (tutto compreso).
I posti disponibili sono limitati e la prenotazione è obbligatoria.
Per informazioni e prenotazioni vi preghiamo di telefonare al ristorante Prato Gaio (0385.99726).

OltreLaStoria è un progetto di Matteo Berté, Francesco Beghi, Giorgio Liberti e Roger Marchi.

Roger Marchi

sabato 20 aprile 2013

Il Nature Écru Extra Brut
di Anteo:
appunti dalla serata del 01/03/2013

Lo confesso, per il Nature Écru di Anteo ho sempre avuto un debole, fin da quando assaggiai le prime annate oltre dieci anni fa. Perché rappresenta al meglio la natura del pinot nero in purezza non dosato, senza trucchi e senza inganni. La liqueur d’expedition è infatti un’arma a doppio taglio: se ben usata e “dosata” arricchisce e amplifica le qualità del Metodo Classico, altrimenti rischia di appesantire l’insieme. E talvolta, va detto, viene utilizzata per correggere qualche difetto di partenza.

Non sono però l’unico ad amare questo Metodo Classico, visto che in questa uggiosa serata di inizio marzo convergono al Prato Gaio una sessantina di persone. Oltre agli aficionados delle serate OltreLaStoria, ci ha fatto davvero piacere avere con noi Teresio Nardi, fiduciario della Condotta Slow Food dell'Oltrepò Pavese, Augusto Gentilli di World Wine Passion e Luigi Palermo di Girodivino.

Fra le numerose presenze da fuori provincia, particolarmente gradita la rappresentanza dei giovani produttori di Franciacorta (i FAN - Franciacorta AppassioNati) guidata da Michela Muratori di Villa Crespia, accompagnata da Daniele Gentile e Gigi Nembrini di Corte Fusia, azienda di recentissima fondazione.

In questi anni di degustazioni il Nature Écru, che tecnicamente è un Extra Brut per via di un minimo residuo di zuccheri non fermentescibili, ha rivelato uno stile generoso, caratterizzato da sapidità e mineralità spiccate dovute al terreno marnoso e da marcate note balsamiche, nonché una morbidezza intrinseca che gli permette di arrotondare gli spigoli senza aggiunta di zucchero di canna. La verticale di annate dispari del nuovo millennio suscita parecchia curiosità anche in me, soprattutto per scoprire come si sono evolute nel tempo le due splendide versioni del 2001 e del 2003.

Romano Losio rappresenta la memoria storica dell’azienda ed è lui che apre la serata raccontando come Trento Cribellati decise nel 1981 di abbandonare la Zea Mangimi di Stradella, azienda che aveva creato negli anni ’50, per fondare Anteo a Rocca de' Giorgi.

Cribellati, "imprenditore per i casi della vita, ma poeta per vocazione", fece costruire una splendida cantina interrata a 350 metri di quota, tra i vigneti di una delle zone più vocate dell’Oltrepò Pavese per il pinot nero da base spumante grazie alla già citata presenza di marne, come in Champagne, e all'altitudine dei vigneti (in alcuni casi superiore ai 400 metri) che garantisce adeguata escursione termica anche in annate particolarmente calde.

Il Nature Écru 2007, giallo paglierino mediamente carico, accompagna lo stuzzichino di ciccioli d’anatra con focaccia e salsa di rape rosse. Gli sguardi dei presenti non lasciano dubbi: abbinamento perfetto e godibilissimo. Minerale, sapido, fresco il vino, ancora giovane per gli standard di Anteo, con la sua accattivante fragranza invita alla beva mentre un cicciolo tira l’altro neanche fossero ciliegie. Sarà interessante assaggiare le sboccature successive di questa annata perché l’impressione è che ci siano ancora parecchi margini di progresso.

Il farsulè di baccalà con crema di broccoli è un piccolo capolavoro di equilibrio sfornato da Daniela Calvi. Il Nature Écru 2005 magnum, approdato probabilmente al momento della sua massima evoluzione, lo accompagna in souplesse, pacato ma incisivo allo stesso tempo. È quasi superfluo osservare come uno spumante millesimato non dosato risenta in modo più marcato dell’annata di provenienza. In questo caso, avendolo assaggiato più volte nel corso degli anni, ho potuto osservare un andamento piuttosto bizzarro: eccellente subito dopo la prima sboccatura, ha poi attraversato un momento di indecisione per poi prendere con passo deciso la strada della maturità. Adesso è un signore che porta assai bene i suoi otto anni, senza stupire con effetti speciali, ma conquistando il palato con la forza della consapevolezza.

Il meglio però deve ancora venire. Mentre la serata si scalda, i bicchieri tintinnano, Antonella e Piero Cribellati, figli di Trento, esprimono con la consueta schiettezza le differenti anime di famiglia e di azienda: esuberanza e temperanza. In fin dei conti, è quello che troveremo nelle due annate che seguono, servite entrambe in magnum.

Con i tortelli di castagne e ricotta con burro d’alpeggio, noci, pinoli e rosmarino arriva il Nature Écru 2003, anch'esso in formato magnum. Il piatto è complicato da leggere, ma la naturalezza con cui tutti gli ingredienti si sposano fra loro rende giustizia alla bravura della cuoca. E il tutto sembra fatto apposta per esaltare l’ecellente millesimo 2003. Strepitoso era cinque anni fa, alla sua presentazione, e strepitoso è ora, esuberante - appunto - ricco, variegato, profumato, balsamico, intenso, potente, profondo e prezioso, un prodigio di consistenza e levità, un’acidità ancora salda e sorprendente per un’annata torrida. Se il vino è arte, questo 2003 è un Paul Klee dove ogni tratteggio di colore sembra fondersi in eterea armonia fatta ora di concordanze ora di contrasti. Quasi quasi si spera di trovare una nota ossidativa che, in un caso come questo, sarebbe nobilitante anziché penalizzante, ma non ve n’è traccia ancora. Non è difficile immaginare che tra una decina d’anni queste magnum, di cui in cantina riposa ancora qualche centinaio in attesa di qualcuno che le sappia apprezzare come si conviene, saranno ancora meglio di adesso.

Il gran finale prevede la sboccatura à la volée delle magnum di 2001, effettuata con buona mano dal giovane enologo Andrea Rossi. Undici anni di permanenza sui lieviti, una forza calma - temperanza - e qui sì quella ineffabile nota ossidativa che caratterizza i grandi Metodo Classico invecchiati. Un vino così può sostenere senza grossi problemi un piatto di struttura come la guancia di vitello cotta lentamente nel suo intingolo di verdure: mentre gli astanti apprezzano la complessità olfattiva e la saggezza dorata di questo Nature Écru la serata vola via con la consapevolezza di aver goduto fino all’ultimo istante una verticale generosa e paradigmatica con abbinamenti che sarebbe stato difficile immaginare più azzeccati.

Francesco Beghi

Ringraziamo Mauro Rossini per le fotografie.




Giorgio Liberti approfitta della distrazione di Piero e Antonella...

sabato 16 febbraio 2013

1 marzo 2013:
il Nature Écru
Extra Brut Millesimato
dell'azienda Anteo
di Rocca de' Giorgi

Primo appuntamento del 2013 con OltreLaStoria, e seconda serata dedicata al Metodo Classico dell'Oltrepò Pavese da uve Pinot Nero. Venerdì 1 marzo ospiteremo l'azienda agricola Anteo, fondata nel 1981 da Trento Cribellati, "poeta per vocazione, imprenditore per i casi della vita", e oggi condotta dai figli Piero e Antonella, con la collaborazione del giovane enologo Andrea Rossi e di Romano Losio.

Protagonista della serata, presentata come di consueto da Francesco Beghi, sarà l'Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Nature Écru Extra Brut Millesimato, che nasce sulle colline di Rocca de' Giorgi in una delle aree più vocate per la produzione di Pinot Nero per basi spumante. La verticale di 4 annate (2007, 2005, 2003 in formato magnum e 2001 in formato magnum sboccato à la volée) ripercorrerà l'ultimo decennio del Nature Écru, che ha riservato ad Antonella e Piero numerose soddisfazioni (i 3 Bicchieri del Gambero Rosso per il Nature 2003, le 5 sfere di Sparkle per il Nature 2003 e 2004, l'inserimento nei Top Hundred di Paolo Massobrio e Marco Gatti ancora per il Nature 2004 e la recente Rosa d'Oro di Viniplus-AIS Lombardia per il Nature 2007).

In attesa della serata, per stimolare la vostra curiosità, vi proponiamo di leggere due recensioni parzialmente contrastanti del Nature Écru: quella del giornalista Franco Ziliani su Lemillebolleblog e quella del blogger Luigi Fracchia su Gli amici del bar.

Ecco il menu proposto da Giorgio Liberti e Daniela Calvi:

Venerdì 1 marzo 2013
Il Nature Écru Extra Brut Millesimato di Anteo:
verticale di 4 annate

Stuzzichino... i ciccioli
Nature Écru Extra Brut Millesimato 2007

Farsulè di baccalà con crema di broccoli
Nature Écru Extra Brut Millesimato 2005

Tortelli di castagne e ricotta con burro d’alpeggio, noci, pinoli e rosmarino
Nature Écru Extra Brut Millesimato 2003
(formato magnum)


Guancia di vitello cotta lentamente nel suo intingolo di verdure
Nature Écru Extra Brut Millesimato 2001
(formato magnum, sboccato à la volée)


Bavarese all'arancia con crumble di frutta secca

La serata è proposta al prezzo di euro 50 (compresi vini, acqua e caffè).
I posti disponibili sono limitati e la prenotazione è obbligatoria.
Per informazioni e prenotazioni: 0385.99726 (Ristorante Prato Gaio).

OltreLaStoria è un progetto di Matteo Berté, Francesco Beghi, Giorgio Liberti e Roger Marchi.

Roger Marchi

giovedì 31 gennaio 2013

martedì 11 dicembre 2012

Il Pinot Nero Giorgio Odero
di Frecciarossa:
appunti dalla serata del 09/11/2012

Quando si è appassionati di vino, a furia di girare tra rossi da tagliare col coltello e bianchi della Nuova Zelanda, tra vitigni internazionali e sconosciuti autoctoni, si raggiungono alcuni punti fermi. Uno di questi è il Pinot Nero: croce e delizia dei vignaioli ma anche dei consumatori, vitigno tanto difficile quanto eclettico. L’unico al mondo da cui si possono trarre vini rossi, bianchi, frizzanti e spumanti di altissimo livello. Ed ecco che a OltreLaStoria, dopo un altro campione come il Riesling Renano, e dopo il Pinot Nero in versione Metodo Classico, è approdato il Pinot Nero vinificato in rosso.

In Oltrepò Pavese la produzione di Pinot Nero vinificato in rosso non ha una storia secolare: pur non mancando esempi di rossi da pinot nero, va sottolineato che qui il nobile vitigno borgognone è stato prevalentemente utilizzato per ottenere bollicine di varia natura e qualità. Attorno al 1980, alcune aziende dell'Oltrepò Pavese, fra le quali Frecciarossa, hanno invece creduto nella possibilità di produrre un grande vino rosso dai propri vigneti di pinot nero.

La reale vocazione del territorio oltrepadano alla produzione di Pinot Nero vinificato in rosso e la precisa individuazione dei suoi tratti peculiari sono discorsi particolarmente complessi che meriterebbero un articolo apposito. Qui mi limito a due brevi osservazioni: la prima riguarda il disciplinare, che - purtroppo - permette di produrre Pinot Nero in rosso ovunque sul vastissimo ed eterogeneo territorio della DOC. Da questo punto di vista, grande importanza e utilità ha avuto nel 2008 la pubblicazione della "Guida all'utilizzo della DOC Pinot Nero in Oltrepò Pavese", contenente l'ottimo lavoro di zonazione condotto dal Consozio (allora diretto da Carlo Alberto Panont) con la collaborazione del professor Attilio Scienza dell'Università degli Studi di Milano.

Per quanto riguarda la personalità del Pinot Nero dell'Oltrepò Pavese, invece, le mie esperienze degustative hanno rilevato negli esempi più riusciti (come il Giorgio Odero) una "spalla" notevole che però non fa perdere in eleganza, ovvero una delle doti alle quali un Pinot Nero non può rinunciare. A livello aromatico, sovente si percepiscono maggiormente i piccoli frutti rossi rispetto a quelli neri, marcate note terrose di sottobosco e sentori primari di spezie a prescindere dall'eventuale apporto del legno.

Il Pinot Nero Giorgio Odero nasce - sotto la supervisione tecnica dell'enologo Gianluca Scaglione - dalle uve del vigneto Il Pino sito nel comune di Casteggio su terreni calcareo-argillosi con esposizione Nord-Ovest e Nord-Est. I terreni aziendali coltivati a pinot nero e i cloni utilizzati sono ben evidenziati nella mappa reperibile sul sito dell'azienda.

Mentre Giorgio Liberti stappa il Frecciarossa Brut per l'aperitivo, la sala del Prato Gaio si riempie. Si comincia con la presentazione dell’azienda da parte del direttore commerciale Giuseppecarlo Vercesi e dell'incantevole Valeria Radici Kent, nipote di Giorgio Odero, che narra le tappe salienti della gloriosa storia di Frecciarossa. L'azienda, fondata dal genovese Mario Odero nel 1919, ricevette grande impulso negli anni successivi dall'opera del figlio Giorgio, ottenendo prestigiosi successi nazionali e internazionali grazie alla qualità dei vini e alle lungimiranti politiche commerciali. E proprio a Giorgio Odero è dedicato il Pinot Nero di Frecciarossa, che si presenta a OltreLaStoria con quattro annate: 2008, 2007, 2005 e 2003.

La battuta di vitella piemontese accoglie degnamente il Giorgio Odero 2008. Giovane virgulto, fatica un po’ a concedersi prima di rivelare il suo corredo di frutti di bosco, sostenuti da un’acidità ben bilanciata, con le note minerali date dal terreno e quelle di liquirizia date dal legno (dodici mesi di barrique per la maggior parte di secondo e terzo passaggio) che premono per mettersi in mostra. Assaggiato qualche mese fa sembrava già pronto, ora invece dimostra di avere bisogno di tanta bottiglia per esprimersi al meglio. Ma questo è il Pinot Nero, volubile come una contessa annoiata.

Arriva il 2007: annata dal clima regolare, e il bicchiere restituisce un Giorgio Odero encomiabile per nitidezza di frutto, con prugna e mirtillo ancora esuberanti, china e liquirizia e una curiosa nota agrumata, insomma un gran Pinot Nero che troverà ancor più equilibrio e pacatezza nel corso degli anni. Il tortino di patate e cardo gobbo con fonduta di taleggio gli rende onore. L’interesse è vivo, in attesa della bottiglia che si rivelerà il clou della serata.

Il Giorgio Odero 2005, infatti, è il vero stato dell’arte del Pinot Nero di casa Frecciarossa: la dimostrazione di quali grandi risultati può raggiungere il giusto missaggio fra terroir, andamento stagionale e lavoro dell’uomo. Perché il bello di questo vino è la sua inconfondibile oltrepadanità: niente paragoni, please, e niente banali ironie. Una grande, grandissima espressione di Pinot Nero, infinito nelle sfumature olfattive, esemplare per equilibrio e per corrispondenza tra naso e bocca, straordinario nella finezza della trama tannica, suadente e deciso allo stesso tempo, definito e saldo senza ammiccamenti e infingimenti, ampio e armonico, spettacolare nella chiusura con un finale interminabile e applausi scroscianti come si conviene a una star mentre cala il sipario. Applausi che vogliamo estendere alla chef Daniela Calvi perché gli gnocchi allo zafferano con ragù di gallina erano semplicemente sontuosi.

L’ultima bottiglia in programma è il Giorgio Odero 2003: estate torrida, senza pioggia e senza escursioni termiche tra giorno e notte, cioè il peggio che possa capitare a un vitigno come il pinot nero così poco propenso a lasciarsi maltrattare dalla natura. Ma Frecciarossa, come ricordavo più sopra, ha il vantaggio di avere vari appezzamenti piantati con uve pinot nero, anche a nord e nelle posizioni più fresche, salvifiche in questo caso per evitare il crollo dell’acidità e l'inibizione dei profumi. Il risultato sorprende: polpa e alcol si sentono più che nelle altre annate, ma l’eleganza non manca e il vino, pur avendo un profilo aromatico un poco monolitico, si mostra di assoluta piacevolezza e perfettamente abbinato all’anatra ripiena che chiude la degustazione ufficiale, lasciando spazio alla zuppetta di cachi con infusione di cioccolato fondente e gelato alla cannella, al caffè e alle chiacchiere finali accompagnate dalla musica di Ian Kent and the Immigrants.

Francesco Beghi

Ringraziamo Mauro Rossini per le fotografie.